Riscaldamento e caldaie, le nuove norme

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Riscaldamento e caldaie, le nuove norme

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Con l’arrivo dell’autunno è partita anche la stagione degli impianti di riscaldamento. Che, secondo il calendario nazionale, fatta eccezione per alcune zone di montagna (senza limiti) e quelle più calde come la Sicilia (dove i caloriferi potranno essere messi in funzione a dicembre) ha portato al riavvio delle caldaie dal 15 ottobre secondo una tempistica che vedrà (con i prossimi appuntamenti del 1° e del 15 novembre) tutti accesi gli impianti partendo dal Nord al Centro e quindi al Sud.

LE NORME EUROPEE – Quest’anno la riaccensione delle caldaie è coincisa con il recepimento (dallo scorso  26 settembre) della direttiva europea che, come ricorda Federico Musazzi, segretario di Assotermica, prevede l’introduzione obbligatoria dell’etichetta energetica per le caldaie, sia per il riscaldamento, sia per la produzione dell’acqua calda. La nuova etichetta energetica ricalca quelle già utilizzate per tanti elettrodomestici con le lettere dalla A++ e A+ per passare alla A e quindi scendere fino alla G.
Ovviamente più la caldaia è nelle prime classi, maggiore è la sua efficienza energetica e quindi minori sono anche i consumi con scarti anche del 10-20%. La nuova normativa impone anche l’obbligo di immettere sul mercato solo caldaie a gas di nuova generazione, generalmente quelle definite a condensazione, che assicurano risparmi di circa il 20-25%. Le vecchie caldaie non a condensazione, già presenti nei magazzini dei rivenditori, possono però ancora essere vendute fino all’esaurimento delle scorte. Costano meno (da 700-800 euro a più di mille mentre per le altre si arriva a 2000-2500 euro) ma non usufruiscono del bonus fiscale del 65%. In più quelle a condensazione cosentono un risparmio medio annuo a famiglia di circa 200 euro.

LA REVISIONE DELLA CALDAIA – Oltre alle novità normative è importante la cura degli impianti di riscaldamento che non è solo una buona pratica per assicurarsi il caldo nella stagione invernale in tutta sicurezza e per consumare meno ma è anche un obbligo di legge. Se non si esegue il controllo dell’efficienza energetica nei termini stabiliti dalla legge, in caso di ispezione si può rischiare una multa che va da un minimo di 500 a un massimo di 3.000 euro.
La legge prevede che l’onere di effettuare  i necessari controlli dello stato dell’impianto termico  sono a carico del singolo cittadino (impianto autonomo) o dell’amministratore del condominio (impianto centralizzato). La nuova normativa del 2013 ha modificato la periodicità della revisione dei fumi e della combustione della caldaia ma ha anche previsto che le Regioni, le Province e i Comuni (sopra i 40mila abitanti) possano prevedere  tempi più ravvicinati rispetto a quelli previsti dalla legge nazionale.

TEMPI E COSTI –  Il controllo della caldaia deve essere eseguito da tecnici abilitati , certificati dalla Camera di Commercio per lo svolgimento della specifica attività di manutentore. Non devono essere per forza i tecnici autorizzati dall’azienda che ha prodotto la caldaia ma anche centri di assistenza multimarca. La periodicità dei controlli dipende dalla zona di residenza, dall’età della caldaia, dalle prescrizioni dell’installatore o dal libretto del produttore. La manutenzione ordinaria, prevista anche per la classica caldaietta autonoma domestica con una potenza inferiore a 35 kw, di solito viene fatta ogni anno o al massimo ogni due. Per gli impianti fino a 100 kw il controllo dell’efficienza energetica e quindi della combustione e dei fumi deve essere fatto ogni due anni se alimentati a combustibili liquidi e solidi (gasolio e legna) e ogni quattro per quelli a gas (metano) e Gpl.
Oltre i 100 kw i tempi si dimezzano. In molte città però questi tempi sono inferiori (rispettivamente uno e due anni) e quindi è bene informarsi presso il proprio Comune sulle normative adottate. Sarà compito del tecnico trasmettere al Comune il rapporto di efficienza energetica mentre è buona regola, in caso di un’ispezione, consigliano ad Altroconsumo, avere il libretto dell’impianto aggiornato e anche le fatture che comprovano l’intervento del manutentore. Intervento che, secondo un’inchiesta sempre di Altroconsumo, ha prezzi diversi a seconda del singolo centro e soprattutto delle città, con una media di 107 euro. Buona regola è quindi chiedere più di un preventivo mentre, specialmente se si vive in una grande città, si può  risparmiare anche il 50% sfruttando le promozioni offerte dagli acquisti di gruppo (i classici online) sapendo però che bisogna prenotare l’intervento in anticipo e accertarsi che si tratti di un manutentore qualificato.

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